L’iniziativa per la democrazia al Consiglio degli Stati: Per il federalismo e la democrazia

Lettera ai membri del Consiglio degli Stati

Onorevole Signor Presidente del Consiglio degli Stati
Onorevole Signora Consigliera agli Stati, Onorevole Signor Consigliere agli Stati

Stimati membri del Consiglio degli Stati, il 24 settembre 2026 discuterete l’iniziativa popolare «Per un diritto di cittadinanza moderno (Iniziativa per la democrazia)» (25.081). Come «Azione Quattro Quarti», associazione che ha lanciato l’Iniziativa e l’ha depositata con successo grazie a un ampio movimento per il diritto di cittadinanza, vi chiediamo di cogliere l’opportunità che questa iniziativa popolare offre, in particolare per un federalismo vivo e dinamico.

La Svizzera si trova di fronte a una sfida demografica e democratica: una popolazione in crescita si confronta con una percentuale sempre più ridotta di aventi diritto di voto. Ciò è dovuto a una legislazione in materia di naturalizzazione tra le più restrittive d’Europa. Già oggi, in 11 Comuni, una minoranza decide per la maggioranza della popolazione (percentuale di stranieri > 50%; in 513 comuni tale percentuale è compresa tra il 25 e il 50%). Questo deficit democratico può essere illustrato anche come segue: all’interno della Confederazione, 2,5 milioni di abitanti sono esclusi dalla democrazia, il che corrisponde alla popolazione dei cantoni di Friburgo, Turgovia, Basilea Campagna, Ticino, Soletta, Grigioni, Neuchâtel, Svitto, Basilea Città, Zugo, Sciaffusa, Giura, Appenzello Esterno, Nidvaldo, Obvaldo, Uri, Glarona, Appenzello Interno messi insieme.

Per noi, un federalismo vivo e dinamico ha un altro aspetto. Oltre alla crescente perdita di legittimità politica delle decisioni prese a livello comunale, cantonale e federale, il deficit democratico comporta ulteriori conseguenze negative. Le istituzioni svizzere, infatti, si basano su una popolazione politicamente attiva e, in settori chiave, il nostro sistema di milizia è legato al diritto di cittadinanza. Secondo il Monitoraggio nazionale dei comuni 2024 della ZHAW School of Management and Law, circa la metà dei comuni (49%) segnala difficoltà nel ricoprire le cariche esecutive. Le stesse carenze di personale si riscontrano anche nelle organizzazioni di sicurezza come la polizia, l’esercito e la protezione civile. Le conseguenze politico-istituzionali di un diritto di cittadinanza restrittivo sono quindi reali e significative. Con l’Iniziativa per la democrazia, alla popolazione straniera residente in Svizzera non verrà più negata la possibilità di impegnarsi a causa di procedure eccessivamente lunghe e requisiti arbitrari.

L’Iniziativa consente in particolare ai Comuni e ai Cantoni di coinvolgere la propria popolazione dopo cinque anni di soggiorno regolare in Svizzera. Come dimostrano gli studi, una naturalizzazione più rapida favorisce non solo l’integrazione politica e sociale, ma anche quella economica. Nonostante queste evidenze, il federalismo viene utilizzato come slogan e pretesto per non agire, invece di rafforzare effettivamente la democrazia nei Comuni e nei Cantoni e trasformare le persone interessate in soggetti attivi. In questo modo, gli oppositori. In questo modo, l’opposizione all’Iniziativa per la democrazia si inserisce, dal punto di vista argomentativo, nel contesto storico del suffragio femminile. Come ha osservato la storica Prof.ssa Brigitte Studer in un contributo per la Fondazione per la collaborazione confederale, il federalismo ebbe un effetto prevalentemente frenante sull’introduzione del diritto di voto delle donne in Svizzera: anche allora, infatti, alle donne svizzere furono negati i diritti politici per una pretesa considerazione dell’autonomia cantonale e comunale.

Grazie alla democrazia diretta, in Svizzera si dialoga e ci si confronta. Chi nega a un quarto della popolazione i diritti politici, finisce in ultima analisi per negare anche il dialogo. Il nostro attuale sistema di naturalizzazione, dunque, non favorisce l’integrazione, bensì esclude e divide la società svizzera tra persone che godono dei diritti fondamentali e persone che ne sono prive. Come ha osservato Hannah Arendt, la cittadinanza è il «diritto di avere diritti»: essa dà accesso ai diritti politici, alla sicurezza del soggiorno e alla libertà di movimento. In uno Stato di diritto moderno, l’accesso a questo diritto fondamentale deve essere garantito sulla base di requisiti oggettivi e uniformi, indipendentemente dal luogo di residenza. È proprio questo importante passo sul piano dello Stato di diritto che l’Iniziativa per la democrazia rende possibile.

Anche il Consiglio federale riconosce che, nell’ambito della naturalizzazione ordinaria, sussistono notevoli differenze tra i Cantoni che non consentono di garantire in tutti i casi le pari opportunità (Messaggio, 5.2). Pertanto, a nostro avviso, l’attuale sistema di naturalizzazione a tre livelli – contrariamente a quanto sostenuto dalla maggioranza della CIP-S – non ha dato prova della propria efficacia e dovrebbe essere riformato a favore di criteri sostanzialmente uniformi per l’accesso allo stesso passaporto svizzero. È proprio questo che propone l’Iniziativa per la democrazia, come riconosce anche il Consiglio federale: l’iniziativa promuove le pari opportunità, garantendo che per tutte le candidate e tutti i candidati valgano gli stessi requisiti di naturalizzazione, indipendentemente dal loro luogo di residenza.

Secondo il diritto vigente in materia di cittadinanza, per le persone che desiderano ottenere la naturalizzazione, dopo il periodo minimo di soggiorno di dieci anni, artificialmente prolungato dai termini di residenza previsti a livello cantonale e comunale, segue una procedura di naturalizzazione che dura, di norma, altri due anni (secondo quanto dichiarato dal Cantone di Zurigo). Di conseguenza, anche il carico amministrativo a tutti i livelli istituzionali è considerevole. L’Iniziativa permetterebbe ai Cantoni e ai Comuni di essere sollevati dal micromanagement burocratico imposto dall’attuale diritto di cittadinanza. Come rileva anche il Consiglio federale, l’uniformazione dei requisiti di naturalizzazione prevista dall’Iniziativa per la democrazia garantirebbe maggiore chiarezza e trasparenza. Ciò ridurrebbe l’onere amministrativo e accelererebbe l’esame delle domande (Messaggio, 4.3).

Vi ringraziamo per il vostro sostegno all’Iniziativa per la democrazia, che rende il federalismo adeguato alle sfide dell’avvenire, permettendo a 2,5 milioni di residenti di impegnarsi in futuro a favore dei propri Comuni e Cantoni.

Cordiali saluti

Arbër Bullakaj, Agnese Zucca, Nadra Mao
Co-presidenza di Azione Quattro Quarti

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